IL NOSTRO DIZIONARIO DELLA SOSTENIBILITÀ

In questa sezione è possibile approfondire alcune termininologie e parole che spesso rientrano nel “vocabolario” della sostenibilità. Abbiamo deciso di approfondirle e di indagare il loro significato. Si tratta di termini spesso impiegati nelle tematiche che ruotano attorno al concetto della sostenibilità e che, anche noi, impieghiamo quotidianamente.

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Il grado di responsabilità di un’organizzazione. Traducibile in “principio di rendicontazione” e “prova della responsabilità” il termine può richiamare a due accezioni distinte: condivisione trasparente, esaustiva e comprensibile dei dati ai terzi ed esigenza di introdurre meccanismi di responsabilizzazione interna alle aziende e alle reti di aziende relativamente all’impiego delle risorse e alla produzione dei correlati risultati.

Benefit diretto fornito dall’organizzazione sotto forma di contributo finanziario, assistenza sanitaria, o rimborso spese sostenute dal dipendente.

Sei tipologie di risorse attraverso le quali l’azienda può creare valore. Capitale:

•       Finanziario: le risorse finanziarie (forme di finanziamento, equity ecc.) attraverso cui produrre beni o servizi

•       Produttivo: risorse fisiche (edifici, impianti, attrezzature) utilizzate per produrre beni o servizi

•       Intellettuale: risorse immateriali corrispondenti al capitale organizzativo e al valore della conoscenza 

•       Umano: competenze, capacità ed esperienza delle persone e la loro motivazione ad innovare 

•       Sociale e relazionale: capacità di condividere informazioni per aumentare il benessere individuale e collettivo 

•       Ambientale: processi e risorse ambientali che forniscono beni o servizi per il successo di un’organizzazione 

Misura che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un’organizzazione o un servizio.

La misurazione richiede l’identificazione e la quantificazione dei consumi di materie prime e di energia nelle fasi selezionate del ciclo di vita di un prodotto.

Questo indice determina la qualità e sostenibilità delle imprese.

La Certificazione ambientale è il rilascio di un parere professionale di un soggetto terzo indipendente. 

La “Certificazione del Rapporto ambientale” riguarda la completezza, comprensibilità e affidabilità del Rapporto ambientale di un’organizzazione.

La “Certificazione del Sistema di Gestione Ambientale” prevede un parere sulla conformità del Sistema di Gestione Ambientale dell’organizzazione ai requisiti richiesti dalla norma o standard prescelto.

Documento contenente le regole sociali e morali dell’azienda alle quali i propri membri devono attenersi. Sono in esso definite le responsabilità etico-sociali interne ed esterne dell’organizzazione e i valori che abbraccia e condivide.

Proposta di modifica alla Direttiva sulla Dichiarazione Non Finanziaria (NRFD) del 21 aprile 2021 da parte della Commissione Europea. La proposta pone le basi per un flusso di informazioni sulla sostenibilità coerente ed efficiente lungo tutta la catena di valore finanziaria, arrecando anche vantaggio agli altri portatori di interesse. 

Le informazioni comunicate dalle imprese saranno messe a disposizione di soggetti ed enti, quali analisti delle banche, compagnie assicurative, SGR e agenzie di rating, ONG, investitori finali e altri stakeholder che desiderano che le imprese si responsabilizzino rispetto al loro impatto sociale e ambientale. 

La CSRD vuole garantire che il reporting societario di sostenibilità delle organizzazioni risponda alle esigenze dei partecipanti al mercato finanziario soggetti agli obblighi di informativa previsti dal Regolamento UE 2019/2088, relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari.

Modello di produzione e consumo che implica condivisione, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo di materiali e prodotti. Il fine ultimo è estendere il loro ciclo di vita, reintrodurre dei materiali nel ciclo economico generando nuovo valore e contribuire alla riduzione di rifiuti.

L’acronimo ESG indica le dimensioni della sostenibilità con cui le attività di un’organizzazione vengono valutate, non solo da un punto di vista economico e di governance, ma anche da un punto di vista ambientale e sociale.

Ente internazionale senza scopo di lucro nato con il fine di definire gli standard di rendicontazione della performance sostenibile delle organizzazioni appartenenti a qualsiasi settore e Paese.

Il GRI ha sviluppato i “GRI Standard”, framework di reporting per le organizzazioni.

Le persone o organizzazione(i) (ad es. il consiglio di amministrazione o un amministratore fiduciario aziendale) con la responsabilità di supervisionare la direzione strategica di un’organizzazione e dei suoi obblighi in materia di responsabilità e amministrazione. Per alcune organizzazioni e giurisdizioni, coloro incaricati della governance possono includere la gestione esecutiva. 

Principali standard di riferimento globali per il sustainability reporting, rendicontazione della performance di sostenibilità di un’organizzazione.

I GRI Standards creano un linguaggio comune per le organizzazioni e gli stakeholder attraverso il quale comunicare e comprendere le performance di sostenibilità delle organizzazioni.

La redazione di un report in conformità ai GRI Standards fornisce un’immagine completa dei temi materiali di un’organizzazione, dei relativi impatti economici, ambientali e sociali e di come tali impatti vengono gestiti. 

Ente internazionale e maggior sviluppatore di standard volontari internazionali cui aderiscono oltre 160 Paesi attraverso i rispettivi National Body.

Il suo compito è armonizzare le norme emanate dagli enti di normazione delle nazioni in merito alle procedure tecniche e metrologiche. Le direttive stabilite internazionalmente sono chiamate norme ISO. 

Investimenti destinati alla prevenzione, riduzione e riparo dei danni causati all’ambiente, escludendo tutti i costi sostenuti da un’impresa o da un ente pubblico per l’attuazione degli obblighi di legge legati all’adeguamento dei metodi di produzione ai fini della salvaguardia dell’ambiente.

Gli indicatori di performance sono indici che riflettono i fattori critici di successo per un’organizzazione e misurano quelli che sono i risultati conseguiti, attestando di conseguenza l’efficacia con cui un’azienda, team o settore adempiono agli obiettivi prefissati. 

I KPI forniscono quindi delle misure ex-post, ovvero informazioni su un obiettivo raggiunto o meno, con un’eventuale gap analysis.

Gli indicatori di rischio sono indici predittori di eventi sfavorevoli che possono avere un impatto negativo sulle organizzazioni. Il loro scopo è monitorare costantemente l’esposizione al rischio e contribuire ad allentare anticipatamente quelle che sono le azioni negative delle aziende con il fine di prevenire eventuali crisi e mitigare le problematiche in tempo.

I KRI forniscono quindi misure ex-ante, ovvero anticipano gli eventi che potrebbero avere un impatto sulle performance aziendali e sul possibile raggiungimento degli obiettivi.

Raccomandazioni rivolte dai governi alle imprese multinazionali che operano in o a partire dai Paesi aderenti e alle PMI che sono tenute ad osservarle nella misura più ampia possibile.

Le Linee Guida forniscono principi e standard non vincolanti per una condotta d’impresa responsabile a livello ambientale in un contesto globale coerente con le leggi applicabili e gli standard riconosciuti a livello internazionale. 

Le imprese sono chiamate ad incoraggiare, secondo le proprie possibilità, i propri partner commerciali all’applicazione e al rispetto dei principi di comportamento imprenditoriale responsabile conformi alle Linee Guida.

Risorsa che non si rigenera in brevi periodi di tempo, come minerali, metalli, petrolio, gas e carbone.

Materiale utilizzato nuovamente che va a sostituire i materiali vergini, acquistati o ottenuti da fonti interne o esterne. Non sono sotto-prodotti e scarti di produzione.

Materiale derivante da risorse abbondanti e dalla rapida ricostituzione tramite cicli ecologici o processi agricoli. I servizi forniti da questo tipo di risorse, e da altre correlate, di conseguenza non vengono compromessi, rimanendo disponibili per le generazioni future. 

Il Modello organizzativo e di Gestione ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001 è l’insieme dei protocolli redatti con lo scopo di regolare e definire la struttura aziendale e la gestione dei suoi processi sensibili. 

La sua corretta applicazione consente di ridurre il rischio di commissione di illeciti penali.

Questo modello è quindi lo strumento che consente alle Aziende di essere sollevate dai reati imputati ai singoli dipendenti e di chiedere l’esclusione o la limitazione della propria responsabilità derivante da uno dei reati menzionati nella norma.

Inoltre, può essere definito come un sistema preventivo che permette di indirizzare i comportamenti interni al rispetto delle norme attinenti alla responsabilità d’impresa.

L’adozione del Modello Organizzativo 231 presenta un obbligo volontaristico ed è strettamente connesso ai temi ESG.

Concetto che delinea i risultati attesi dalla redazione di un report e che guida le decisioni prese tramite il processo di rendicontazione rispetto ai contenuti o alla qualità del report stesso.

Il report integrato è uno strumento di comunicazione sintetica che illustra come la strategia, la governance, le performance e le prospettive di un’organizzazione, nel contesto del relativo ambiente esterno, consentono di creare, preservare o erodere valore nel breve, medio e lungo termine.

L’integrazione volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali in tutte le loro operazioni interessate, commerciali, nei processi decisionali e nei rapporti fra l’azienda e propri stakeholder.

Gli SDGs sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile elencati nell’Agenda 2030 sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. 

Questi obiettivi hanno validità universale per cui i Paesi devono contribuire per il loro raggiungimento in base alle loro capacità. Essi mirano a porre fine alla povertà, lottare contro l’ineguaglianza, sostenere lo sviluppo sociale ed economico, affrontare i cambiamenti climatici e costruire società pacifiche entro l’anno 2030.

Entità o individui che possono essere influenzati dalle attività, dai prodotti e dai servizi dell’organizzazione o le cui azioni possono incidere sulla capacità dell’organizzazione di attuare le proprie strategie e raggiungere gli obiettivi prefissati con successo.

Gli stakeholder comprendono: soggetti coinvolti direttamente nell’organizzazione, come dipendenti e azionisti, e che intrattengono rapporti diversi con la stessa, come collaboratori, fornitori, categorie vulnerabili, comunità locali, ONG o altre organizzazioni della società civile.

Nelle decisioni relative ai contenuti del report di sostenibilità l’organizzazione deve coinvolgere gli stakeholder per comprendere i loro ragionevoli interessi e aspettative.

Lo sviluppo che soddisfa nel presente i bisogni dell’attuale generazione, senza compromettere la possibilità per le generazioni future di poter realizzare e soddisfare i propri.  

Lo sviluppo sostenibile comprende la dimensione economica, ambientale e sociale, facendo riferimento a quelli che sono considerati gli interessi ambientali e sociali più vasti, e non delle singole organizzazioni. 

Un tema è considerato materiale se è in grado di influire in modo significativo sulla capacità di un’organizzazione di creare valore nel breve, medio o lungo termine. 

Il concetto di valore condiviso fa riferimento ad un modello imprenditoriale in cui la ricerca del successo economico finanziario e vantaggio competitivo di un’azienda include decisioni e strategie di carattere ambientale e sociale. Il tema del “valore condiviso” è stato promosso dai Proff. Porter e Kramer nel 2011, all’interno di un articolo pubblicato dalla Harvard Business Review.  

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